Per Sylvia Plath [1992]

Sylvia Plath, Lettere alla madre [Letters Home: Correspondence 1950–1963]

Nel 1950 Sylvia va a studiare allo Smith College, e comincia a scrivere le sue lettere alla madre Aurelia. Sconvolgente testimonianza. Sylvia è la più grande, Sylvia in fondo sente d’essere “un simbolo della terribile beltà della morte, e del paradosso per cui più si vive intensamente, più ci si brucia e ci si consuma; la morte include qui il concetto d’amore, ed è più ampia e ricca dell’amore, che è una mera sua parte” (lettera del 9 marzo 1956).

Sconvolgente testimonianza, ripeto, d’un abbaglio. E queste poche parole, qui, alludono proprio a quell’errore, all’orrore d’una vita che per troppo amore del vivere non fu poi vissuta.

Così, attraversando un’acqua troppo fredda, mentre tintinnano mille campane di vetro, Sylvia continua a parlarci del suo errore e del suo orrore, e ci comanda di vivere, con la sua voce che non ebbe il coraggio di tacere.