Consigli di lettura. Agosto 2020

7 Agosto 2020 0 Di Giuseppe Frazzetto
Un’opera di Renata Boero.

Segnalo alcuni libri recenti (o addirittura non ancora pubblicati) che peraltro in qualche modo si collegano a testi già apparsi da qualche tempo. Libri che nelle prossime settimane spero di recensire adeguatamente.

Comincio con un’anticipazione: Einaudi pubblicherà a metà settembre il nuovo libro di un autorevolissimo (nonostante la giovane età) esponente di quella “scienza nuova”, chiamiamola così, che, riunendo filosofia, antropologia, sociologia ed estetica si pone il complesso problema d’essere “all’altezza dei tempi”. Parlo di Raffaele Alberto Ventura, Radical Choc. Ascesa e caduta dei competenti, saggio che compone una trilogia con (o fa da prequel posticipato a?) i due fortunati testi pubblicati da minimum fax, ovvero Teoria della classe disagiata e La guerra di tutti.  Populismo, terrore e crisi della società liberale.

Alla medesima area (quella della “scienza nuova”) appartengono, con peculiarità diversissime, un testo recente, legato in particolare alle teorie dei media, cioè Francesco Monico, Fragile. Un nuovo immaginario del progresso, pubblicato da Meltemi, e un saggio apparso alcuni mesi fa (ancora di Meltemi), cioè Gianpiero Vincenzo, Starbucks a Milano e l’effetto Don Chisciotte. I rituali sociali contemporanei (testo di più specifica impronta sociologica, con evidente riferimento anche ai cultural studies). Le nuove tecnologie non determinano comunque solo stravolgimenti dell’estetizzazione diffusa, ma si configurano anche in nuove forme artistiche e/o spettacolari. A queste ultime è dedicato il brillante e informatissimo volume di Anna Maria Monteverdi, Leggere uno spettacolo multimediale. La nuova scena tra video mapping, interaction design e Intelligenza Artificiale, Dino Audino Editore.

Non pochi i testi propriamente filosofici. Comincio (direi ovviamente) col saggio in cui Giorgio Agamben ha riunito i suoi interventi sul tema biopolitico all’ordine del giorno. Il volume, A che punto siamo? L’epidemia come politica, Quodlibet, ha già suscitato un dibattito che andrebbe a sua volta discusso, vista la complessità e varietà delle posizioni espresse da coloro che hanno ritenuto di approvarne le argomentazioni o al contrario di deprecarle (talvolta con toni d’inconsueta asprezza, peculiarità che fa per ciò stesso riflettere).

Non uno ma due libri ha pubblicato di recente Alberto Giovanni Biuso: Tempo e materia. Una metafisica (Olschki); e Animalia (Villaggio Maori Edizioni). Nel suo sito, Biuso sintetizza la relazione dei due testi: “Animalia è il libro nel quale ho cercato di sistematizzare le ricerche che ho svolto in questi anni sullo statuto dell’animalità dentro il più ampio cerchio ontologico e a partire da una prospettiva antropodecentrica. Pur essendo assai diverso da Tempo e materia. Una metafisica, Animalia ne costituisce una verifica empirica dedicata alla materia viva”.

Verso un orizzonte di verifica del rapporto fra pensiero, etica e politica si muovono le argomentazioni di Roberto Fai nel suo Pastorale arcadica. Per un regno giusto (Mimesis). Il pensatore siracusano (attivissimo organizzatore di cultura: ricordo ad esempio le sue collaborazioni con l’amico purtroppo scomparso Pietro Barcellona) in questa occasione prende spunto dalle analisi (a partire dalle Bucoliche di Virgilio) di un libro di un paio d’anni fa, trattato però alla stregua d’un classico, cioè Monica Ferrando, Il Regno errante. L’Arcadia come paradigma politico (Neri Pozza).

Un approccio del tutto differente e persino per alcuni tratti opposto è quello del breve testo di Tommaso Ariemma, L’Occidente messo a nudo (Luca Sossella Editore). L’autore sviluppa le sue argomentazioni a partire da nozioni come nudità ed esposizione, con evidente riferimento all’aspetto etico dell’estetizzazione generalizzata.

Concludo con un radicale cambiamento di tema (ma non di editore), ricordando il “racconto dell’architettura” realizzato da Luigi Prestinenza Puglisi, La storia dell’architettura 1905-2018 (Luca Sossella Editore). L’autore propone interpretazioni spesso controcorrente, con una costante preoccupazione rivolta ad esplicitare anche le problematiche proprie dell’attività del critico d’architettura.