Corrado Peligra recensisce “Artista sovrano”

Il libro è una lotta contro abitudini, ovvietà, inerzie, univocità e ‘ritualità’ che segnano oggi la conoscenza dell’arte. Una volta si sarebbe detto: ‘rivoluzionario’. Parliamo di “Artista sovrano” di Giuseppe Frazzetto, recentemente pubblicato da Lupetti di Bologna.

C’è stato un momento, esplicito nelle avanguardie storiche ma per Frazzetto apparso già “all’interno del nesso Neoclassicismo-Romanticismo” (ecco un buon esempio di rivolta contro schemi temporali logori), in cui l’arte ha pensato attuabile una sovranità mai prima realizzata. Uno “stato d’eccezione”, in cui ogni libertà è possibile, dal “lusso calma e voluttà” alle scene in cui materiale ripugnante, autolesionismo e violenza possono pure entrare.

Di tale sovranità il libro di Frazzetto racconta e interpreta la “festa” e, anche più, le disillusioni e le tensioni provocate dalle “mobilitazioni”, paradossali chiamate in correità dell’artista, un po’ dallo stesso “sistema dell’arte”, ma più dalla società. Effetti, infatti, della ‘biopolitica’, – Frazzetto vi dedica delle lunghe e appassionate pagine – controllo della vita che tra imperativi di “attivismo” (sono citati, con opportune distinzioni, Hannah Arendt e Steve Jobs) e imperativi di tendenze, mode e pseudoculture, condiziona uomini e infine artisti.

Così, per ‘compito’, l’arte cerca la vita, per imitarla o per ‘redimerla’. Oppure di fronte alla vita arretra, per trauma o per ‘dovere’ di purezza. Infine nella vita l’arte precipita, in una sorta di universo parallelo dove l’arte si ibrida con momenti della vita quotidiana e artista è l’uomo qualunque, presuntuosamente in grado di produrre arte “disintermediata” ma anche egli doppiamente legato alla festa e alla mobilitazione: “Il Terzo stato dell’arte è un’attitudine etico/estetico/artistica fai da te”.

Sovranità festa e mobilitazione sono d’altronde legami multipli di un “canone contemporaneo” dove i legami multipli sono inquietante normalità. Canone senza canoni ma non senza imperativi, scenario mentale ed effettuale di conflitti, scissioni, ossimoriche aspirazioni a libertà imposte, infiniti intrattenimenti e patimenti di un rinnovamento ineludibile ma solo provvisoriamente raggiungibile.  

Temi e argomenti ‘drammatici’ e inquietanti, ma di straordinaria suggestione, prendono dunque corpo nel libro; ma pure, se vogliamo, fragili e sfuggenti, rifrangenti e labili. In fondo “Artista sovrano”, molto più che “saggio sui temi del nostro tempo”, è un work in progress tematico, dove gli argomenti stessi non sono dati ma cercati, in una rapsodia continua di focalizzazioni ove artisti e movimenti, posizioni storiche e teoriche, punti di vista degli altri si ribaltano l’uno sull’altro, e quello dell’autore si disloca e differisce continuamente, contraendosi, replicandosi, dilatandosi, avanzando e talvolta arretrando. Sguardo mobile ed emancipato da ‘mobilitazioni’, emancipazione per mobilità.

Tutto ciò frutto di una scrittura straordinaria per capacità di coinvolgersi e di aderire, o di staccarsi, distanziarsi e rientrare, per un lessico di rara precisione, “modali” (influenze della scrittura musicale, cui l’autore non è estraneo?) e qualche automatismo di non poca suggestione, una sintassi dai legamenti tanto forti quanto spesso sottintesi. Che può ricordare il Barthes ‘fenomenologico’ (“La camera chiara” e poco altro) ma se ne distingue per la materia magmatica e di inarrestabile circolarità.  

Il libro di Frazzetto è infine una lotta sul terreno del tempo, non per pararne i disfacimenti, ma per restituirne i flussi e le unicità dilatando anche gli spazi e i nessi teorici, contrastando le organizzazioni schematiche e logore delle temporalità e dei temi che, nonostante o a causa delle belle invenzioni rese dai past, post, in, trans largamente consumati dalla critica artistica di oggi, divorano la realtà dell’arte.

Il libro non è una storia dell’arte, ma può servire a una nuova storia dell’arte.

[Pubblicato su “La Sicilia” il 10 Ottobre 2017].

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